FATE PRESTO
Perché il governo non può più perdere tempo sul Lavoro
Sulla riforma del mercato del lavoro il governo rischia di incagliarsi e, se non si riesce a sciogliere i nodi politici in tempi rapidi, di ottenere un risultato controproducente. Mario Monti ha spiegato agli investitori potenziali che il sistema farraginoso e obsoleto che regola l’entrata e l’uscita dal lavoro è un ostacolo alla redditività delle imprese. Se ora le cose restassero come prima quella certificazione autorevole giustificherebbe la tendenza, purtroppo già diffusissima, al disinvestimento. Leggi Pure Confindustria fa impensierire Monti sulla riforma Fornero GUARDA LA CONFERENZA STAMPA IN DIRETTA
16 AGO 20

Sulla riforma del mercato del lavoro il governo rischia di incagliarsi e, se non si riesce a sciogliere i nodi politici in tempi rapidi, di ottenere un risultato controproducente. Mario Monti ha spiegato agli investitori potenziali che il sistema farraginoso e obsoleto che regola l’entrata e l’uscita dal lavoro è un ostacolo alla redditività delle imprese. Se ora le cose restassero come prima quella certificazione autorevole giustificherebbe la tendenza, purtroppo già diffusissima, al disinvestimento. Le imprese, peraltro, nell’incertezza sul regime dei nuovi occupati, sono indotte a rinviare le assunzioni, che già scarseggiano per le prospettive tutt’altro che favorevoli della domanda interna. Se c’è qualcosa di peggio che non affrontare i problemi con riforme incisive è annunciarle e poi non andare fino in fondo.
Sul piano politico, un governo che annuncia riforme che poi non è in grado di realizzare, rischia di trasformarsi in una sorta di esecutivo “balneare” del tipo di quelli a suo tempo presieduti da Giovanni Leone, destinati soltanto a lasciare alle forze politiche di far decantare le loro tensioni. Oggi, però, il tempo dell’attesa non è una risorsa disponibile, il tempo sprecato si paga immediatamente caro in termini di costo crescente del servizio del debito. Spetta ai partiti dare un contributo alla soluzione, ma sarebbe ingeneroso questa volta metterli tutti nello stesso sacco. E’ stato il Partito democratico a frapporre l’ostacolo decisivo che rischia di far naufragare la riforma. Si possono capire le difficoltà di Pier Luigi Bersani a fronteggiare la “dissidenza” della Cgil, ma questo non toglie che spetta in primo luogo a lui compiere passi concreti per rimuovere il blocco che ha posto alla riforma. Il governo, per parte sua, ha il dovere della chiarezza. Deve dire senza ambiguità quale spazio esiste per perfezionare le norme sulla mobilità in uscita e in entrata (che presentano anch’esse aspetti critici soprattutto per la burocratizzazione delle procedure di assunzione).
Monti ha affermato solennemente che non intende limitarsi a “tirare a campare”, il che lo impegna a portare a casa una riforma incisiva e convincente o a dimettersi. Siccome la prospettiva che aprirebbe un vuoto di potere politico in un momento tanto delicato è terrificante per tutti, Monti ha la possibilità di imporre tempi certi e rapidi per l’approvazione della riforma del mercato del lavoro, corretta ma non manomessa. Il fattore tempo è quasi altrettanto decisivo del contenuto, per l’effetto paralizzante che ha l’incertezza su una situazione economica e produttiva già assai compromessa. Ai partiti si chiede di trovare una sintesi, dopo che il governo non c’è riuscito pienamente. E’ una sfida difficile ma anche un’occasione da non perdere.